Una sorpresa che si trasformò in paura
Mariana Castañeda si portò una mano alla bocca per non urlare. Solo due ore prima, una dottoressa dell’Ospedale Generale le aveva dato una notizia meravigliosa: poteva tornare a casa con tre giorni di anticipo. Dopo l’intervento alla cistifellea e settimane di controlli, era ancora debole, ma la voglia di rivedere il suo appartamento era più forte di tutto.
Così, senza avvisare nessuno, prese un taxi e tornò nel suo quartiere. Voleva sorprendere suo marito, Alejandro. Quando aprì la porta con la propria chiave, però, si fermò di colpo: sul tavolo c’era una cena per due, con candele accese, vino nuovo, piatti raffinati e perfino fiori freschi.
Per un istante, Mariana sorrise. In sei anni di matrimonio, Alejandro non era mai stato romantico. Forse, pensò, la sua malattia lo aveva reso più attento. Ma proprio mentre stava per farsi vedere, sentì il rumore di una chiave nella serratura. Istintivamente uscì sul balcone e si nascose lì, con il cuore in gola.
La frase che cambiò tutto
Quello che vide la gelò. Alejandro entrò abbracciando un’altra donna. Ridevano, parlavano con naturalezza, come se quella casa appartenesse già a loro.
—Quando la vera Mariana morirà in ospedale, tu tieni il suo nome, l’appartamento… e me.
Mariana trattenne il respiro. La donna indossava perfino un vestito suo. Aveva i capelli tagliati nello stesso modo, un trucco simile, il colore dei capelli quasi identico. Non erano gemelle, ma viste da lontano potevano sembrare la stessa persona.
Le loro parole furono ancora più inquietanti della scena stessa:
- prima volevano i suoi documenti originali;
- poi contavano su un contatto in ospedale;
- infine pensavano di far sparire ogni domanda sul suo peggioramento.
Mariana capì che non si trattava solo di un tradimento. C’era un piano molto più oscuro, costruito alle sue spalle. E il peggio era che la sua borsa con telefono, documenti e carte era rimasta nell’ingresso.
Una fuga disperata
Il balcone del vicino era a meno di un metro. Nonostante il dolore della recente operazione, Mariana si fece coraggio, scavalcò con cautela e riuscì a passare dall’altra parte. Poi scese per le scale dell’edificio accanto e uscì in strada senza voltarsi indietro.
L’unica persona di cui pensò di potersi fidare era Ofelia, sua suocera. Per anni quella donna l’aveva chiamata “figlia” e aveva sempre saputo mostrarsi gentile, soprattutto quando Mariana e Alejandro discutevano. Arrivò da lei a notte fonda, esausta e tremante.
Ofelia la accolse con apparente sorpresa, la abbracciò e le promise aiuto. Le preparò un letto nella vecchia stanza di Alejandro e, poco dopo, le portò una tisana alla camomilla. Mariana però si fermò prima di bere: lavorando per anni in farmacia, riconobbe un odore troppo strano, troppo chimico per essere innocente.
Quando rimase sola, svuotò la tazza in una pianta e finse di addormentarsi. Quasi un’ora dopo, sentì Ofelia parlare al telefono nel corridoio. Quello che udì le spezzò il fiato:
—Alejandro? Vieni subito. Sì, tua moglie è qui. Le ho messo abbastanza sedativo nel tè. Quando arrivi, ci liberiamo di lei. Domani dobbiamo vendere quell’appartamento.
Mariana aprì gli occhi nel buio, sentendo il sangue gelarsi. Non era stata salvata: era finita in una trappola. Suo marito non stava agendo da solo, e neppure sua suocera era la donna protettiva che aveva sempre creduto di conoscere.
Quando udì l’auto di Alejandro fermarsi davanti alla casa, capì di avere pochissimi minuti per fuggire di nuovo. La verità era più terribile di qualsiasi sospetto, e la sua unica possibilità era agire prima che fosse troppo tardi.
In quella notte, Mariana scoprì che il pericolo non era solo il tradimento: era l’inganno costruito con pazienza da chi le stava vicino. E da quel momento, per salvarsi, avrebbe dovuto diventare più astuta di tutti loro.