Ho 75 anni e ho assunto una donna che viene una volta alla settimana

Mi chiamo Pilar e vivo a Valladolid. Il mio appartamento non è grande, ma ha tre camere da letto, due bagni e una terrazza che raccoglie polvere anche se quasi non la uso. Per più di cinquant’anni ho gestito una casa da sola, senza aiuti. Quando i miei figli erano piccoli lavoravo la mattina in un ufficio e il pomeriggio iniziava un altro turno: spesa, pranzo, lavatrici, compiti, bagni, cena. Mio marito aiutava ogni tanto, ma nella pratica la casa è sempre stata una mia responsabilità.

Mi sono ritirata a 66 anni. Pensavo che finalmente avrei avuto tempo per tutto, e per alcuni anni è stato davvero così. Mi alzavo presto, rifacevo il letto, arieggiavo le stanze, andavo al mercato con il mio carrellino e il giovedì cambiavo le lenzuola. Avevo persino l’abitudine, quasi ridicola, di pulire i vetri prima che arrivassero i miei figli, anche se nessuno li guardava davvero.

Ma il corpo cambia. Non ho nessuna malattia grave, però chinarmi per pulire la vasca mi lascia la schiena indolenzita, rifare i letti mi stanca e, dopo aver lavato tutto il pavimento, ho bisogno di sedermi. Quello che una volta facevo in una mattina ora mi occupa quasi un’intera giornata.

Lo scorso inverno sono caduta da uno sgabello mentre cercavo di pulire la parte alta di un armadio. Non mi sono rotta nulla, ma ho avuto un grande livido sulla gamba e uno spavento che non ho dimenticato. Non l’ho raccontato ai miei figli, perché immaginavo già cosa avrebbero detto.

Una vicina mi ha parlato di Maribel, una donna di 48 anni che pulisce diverse case del quartiere. È iniziata venendo una mattina a settimana. Ha pulito i bagni, passato l’aspirapolvere, cambiato le lenzuola e ha perfino lasciato una pentola di lenticchie, perché le avevo detto che cucinare solo per me mi pesava sempre di più.

Quando se n’è andata, ho guardato l’orologio. Erano le due e non ero esausta. Mi sono preparata un caffè e mi sono seduta in terrazza a leggere. Sembra una sciocchezza, ma ho sentito di aver ricevuto in regalo una mattina intera.

Da allora viene ogni martedì. La pago con la mia pensione. Non ho chiesto soldi a nessuno e continuo persino a risparmiare ogni mese. Alcune settimane prepara polpette o uno stufato per due giorni. Altre volte lascia solo verdure già tagliate e la cucina in ordine.

Mia figlia Cristina l’ha scoperto un martedì, quando è passata senza avvisare per portarmi alcune scatole. Maribel stava cambiando il copripiumino. Cristina ha aspettato che se ne andasse e poi mi ha chiesto quanto le pagassi. Gliel’ho detto. Ha preso il telefono e ha iniziato a fare i conti sul costo mensile e annuale.

«Mamma, quei soldi dovresti tenerli da parte per la vecchiaia».

All’inizio pensavo parlasse per preoccupazione. Le ho spiegato che le mie spese erano sotto controllo, che non dovevo nulla e che avevo risparmi. Ma ha continuato dicendo che non si sa mai: un giorno potrebbe servire una casa di riposo, una persona di assistenza o qualche cura.

Allora le ho detto: «Cristina, ho 75 anni. Per quando credi che stia risparmiando la vita?».

Si è arrabbiata. Ha detto che non voleva dire quello, solo che le sembrava una spesa inutile perché io resto a casa e ho tempo.

Quella frase mi ha ferita più del discorso sul denaro.

Per tutta la mia vita, quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, il mio tempo sembrava sempre disponibile. Ho cresciuto i miei figli, poi ho aiutato con i nipoti, ho accompagnato mio marito a tutte le visite mediche e per quattro anni sono andata quasi ogni giorno da mia madre quando non riusciva più a cavarsela da sola. Non ho mai contato quelle ore.

Ora, invece, sembra che, siccome sono in pensione, qualunque cosa mi eviti di pulire un bagno sia un lusso assurdo.

  • Le ho chiesto se, dopo una settimana di lavoro, avrebbe voluto dedicare il sabato a pulire la mia casa.
  • È rimasta in silenzio.
  • Poi ha detto che non era la stessa cosa.

Certo che era la stessa cosa. Solo che il mio tempo, per qualche motivo, valeva meno.

Per alcuni giorni mi sono sentita in colpa. Ho persino pensato di dire a Maribel di venire ogni due settimane. Poi, un martedì mattina, mi sono svegliata con calma, ho fatto colazione senza fretta e sono uscita a passeggiare mentre lei puliva. Sono entrata in una libreria, ho comprato il giornale e mi sono seduta a prendere un caffè. Quando sono rientrata, profumava tutto di cibo appena preparato.

Ho capito allora che non stavo pagando solo per una casa pulita. Stavo pagando per conservare energie per le cose che voglio ancora fare.

Cristina non discute più con me, anche se so che pensa ancora che spenda troppo. Io, invece, ho smesso di giustificarmi.

I miei risparmi servono anche per prendermi cura di me adesso, non solo per finanziare un eventuale giorno difficile che forse arriverà. E se posso comprare qualche ora di riposo senza danneggiare nessuno, non ho intenzione di vergognarmene.

In breve: a volte spendere per alleggerire la quotidianità non è uno spreco, ma un modo per vivere meglio il tempo che abbiamo ancora davanti.

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