Il messaggio della suocera la insulta: Giulia prepara la cena e decide di reagire

Un messaggio comparso per caso sul telefono della suocera cambia il significato di tutta quella domenica. Giulia stava cucinando per quindici persone, mentre sua madre la aspettava in una piccola città: poi lesse quelle parole e non riuscì più a far finta di niente.

Il messaggio della suocera appare in cucina

Giulia stava trasferendo sul piatto la prima serie di cotolette quando il telefono appoggiato accanto alla zuccheriera si illuminò. Olga Semionovna lo aveva lasciato lì dopo aver aperto una ricetta per l’insalata e aver ordinato alla nuora di seguirla «esattamente, perché in famiglia piace a tutti».

Lo schermo non era ancora diventato nero quando comparve un messaggio della sorella di Olga:

«Olga, che cucini quella stupida, visto che si crede tanto brava in casa. Così risparmiamo il ristorante e i soldi di Timur restano intatti».

Giulia lesse quelle righe una volta. Poi tornò a leggerle. L’ultima cotoletta le scivolò dalla paletta e ricadde nella padella; l’olio bollente le schizzò sul polso, ma lei non ritrasse nemmeno la mano.

Dall’altra stanza arrivavano risate e voci sovrapposte. Qualcuno raccontava quanto fosse costoso ormai andare in vacanza sui Carpazi, qualcun altro chiedeva di alzare il volume della televisione. Le tazze che Giulia aveva portato poco prima nella sala tintinnavano ancora.

La visita alla madre rimandata

Il suo tè era rimasto sul davanzale, con una sottile pellicola sulla superficie. Non ne aveva bevuto neppure un sorso. Fino al giorno prima, quella domenica avrebbe dovuto essere diversa: Giulia aveva programmato di andare dalla madre in una piccola città, portarle alcuni alimenti, aiutarla a togliere le tende e restare con lei per l’intera giornata.

Da tre settimane sua madre glielo chiedeva al telefono:

«Vieni quando puoi. Ho essiccato delle mele e voglio dartele».

Poi aggiungeva sempre in fretta che Giulia non doveva lasciare il lavoro per causa sua. La donna capiva tutto, persino ciò che la figlia non riusciva a spiegare.

Il venerdì avevano finalmente fissato il programma. Giulia aveva preparato una torta di mele seguendo la ricetta della madre e l’aveva avvolta in uno strofinaccio pulito. Accanto alla porta aveva messo anche una borsa con la spesa.

«I miei passano da noi»

Sabato sera Timur, senza staccare gli occhi dal telefono, aveva comunicato alla moglie che il giorno dopo sarebbero passati alcuni suoi parenti, di ritorno dai Carpazi.

«Chi viene?» aveva chiesto Giulia.

«La sorella di mia madre con la sua famiglia. E anche alcuni cugini. Ma resteranno poco».

Quando lei gli ricordò che doveva andare dalla madre, Timur la rassicurò: sarebbe potuta partire dopo pranzo, perché i parenti avrebbero bevuto il tè e poi sarebbero andati via.

Alle sette del mattino, però, sulla soglia comparve Olga Semionovna con una grande ciotola vuota.

«Serve per l’insalata», spiegò. «Nelle tue ciotole piccole non entrerebbe abbastanza».

Solo allora Giulia scoprì che gli invitati attesi erano quindici.

«Pensavo dovessimo offrire soltanto il tè» disse.

«La gente arriva da un viaggio. Che tè sarebbe? Devi pelare le patate e preparare la carne. Tu sai come si fa».

Quando una richiesta diventa un incarico

Quel «tu sai come si fa» Giulia lo aveva sentito innumerevoli volte. Sapeva preparare i dolci, quindi doveva fare una torta per una festa. Sapeva apparecchiare bene, quindi la famiglia poteva ricevere gli ospiti a casa loro. Era veloce? Allora poteva tagliare, lavare, andare a comprare e portare tutto.

All’inizio ne era stata persino contenta. Desiderava sentirsi parte della famiglia del marito e imparare chi preferiva l’insalata senza cipolla, chi doveva evitare i fritti e chi beveva il tè soltanto con il limone.

Con il passare degli anni, però, le richieste erano scomparse. Al loro posto erano rimasti soltanto gli incarichi.

Quella mattina Giulia era anche andata al negozio. Aveva pagato con la carta sulla quale riceveva lo stipendio della piccola tipografia dove lavorava e aveva portato a casa due borse pesanti.

Timur l’aveva aiutata a portarle dall’ingresso alla cucina. Subito dopo aveva detto che sarebbe andato in garage.

«Ci saranno alcuni ragazzi, dobbiamo guardare la macchina».

«E le patate chi le pela?»

«Non resterò via molto. Mamma è già qui».

La madre aspetta e la torta resta sul tavolo

Appena arrivarono i parenti, Olga Semionovna li raggiunse. Dalla cucina la chiamarono ancora un paio di volte, poi Giulia smise di farlo e telefonò direttamente a sua madre.

«Mamma, arriverò più tardi. Sono arrivati degli ospiti all’improvviso».

«Va bene, aspetterò».

«Tu pranza senza di me».

«Va bene, tesoro».

Giulia sapeva che sua madre probabilmente non avrebbe pranzato. Sarebbe rimasta vicino alla finestra, avrebbe spostato le tazze e riscaldato la zuppa. Poi l’avrebbe riscaldata ancora. Pensando proprio a quelle due tazze, Giulia sentì le lacrime salire così rapidamente che dovette premere il bordo dello strofinaccio contro le labbra.

In quel momento Olga Semionovna entrò in cucina, sistemando la collana.

«Giulia, non cuocere troppo la carne. E la tua torta possiamo già tagliarla? I bambini chiedono qualcosa di dolce».

«Quella è per mia madre».

«Allora ne farai un’altra. Non vorrai mica tenerla nascosta agli ospiti?»

«Anch’io sono qui»

Giulia si voltò verso la suocera.

«Olga Semionovna, perché sua sorella mi ha chiamata stupida?»

La donna rimase immobile. Guardò prima il telefono e poi la nuora. Infine lesse il messaggio.

«Che lingua lunga… Non farci caso. Dice cose del genere senza pensare e poi nemmeno se le ricorda».

«Io invece me lo ricorderò».

«Giulia, perché fai una scena proprio adesso? Ci sono gli ospiti».

Giulia appoggiò lo strofinaccio sul tavolo.

«Ci sono anch’io».

Olga Semionovna sospirò con impazienza.

«Lo vedo. Dimmi piuttosto che cosa possiamo già portare in tavola».

Fu in quel momento che Giulia capì che ancora un minuto e lei…

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