La mia ex compagna di scuola mi ha umiliata davanti ai clienti credendomi una cameriera, poi è successo questo

Daria teneva saldamente sotto braccio la cartellina con le prenotazioni, quando all’improvviso una voce squillante interruppe il brusio della sala vicino alla finestra panoramica.

«Signorina! Questo tavolo è tutto appiccicoso. Venga a pulirlo subito», disse la donna con tono imperioso e sbrigativo, richiamando l’attenzione dei presenti.

Un incontro inaspettato al ristorante

Voltandosi, Daria si trovò davanti a una donna sulla quarantina, con capelli biondi e lisci fino alle spalle, vestita con un elegante abito verde smeraldo. Era seduta accanto a una coppia sui cinquant’anni e indicava con sdegno una macchia di salsa rimasta sul piano di legno.

A Daria bastò un istante per riconoscerla: Oana Preda. Erano state compagne di classe al liceo a Brașov. Nonostante fossero passati più di vent’anni da quegli anni tra i banchi di scuola, quell’espressione compiaciuta e piena di sé non era cambiata affatto.

Daria prese prontamente un tovagliolo pulito per intervenire. «Certamente. Risolvo subito», rispose con estrema calma.

Bianca, una delle dipendenti più giovani della sala, fece subito un passo in avanti per aiutarla. «Me ne occupo io», si offrì la ragazza.

«Non ti preoccupare, è tutto a posto», le disse Daria a bassa voce. «Porta pure l’acqua al tavolo quattro, grazie.»

I vecchi rancori del liceo tornano a galla

Daria si avvicinò al tavolo e iniziò a rimuovere la macchia con cura. Oana continuò a fissarla per qualche secondo con curiosità, finché i suoi occhi non si spalancarono di colpo per la sorpresa.

«Aspetta un momento… Ma sei Daria?» chiese ad alta voce, con una punta di malcelata derisione.

Daria sollevò lo sguardo con naturalezza: «Ciao, Oana».

«Non ci posso davvero credere!» esclamò la donna, girandosi immediatamente verso i due clienti seduti con lei. «Siamo state compagne di liceo insieme. Daria era la prima della classe, la secchiona: solo dieci, concorsi scolastici e libri sempre aperti.»

L’uomo al tavolo abbozzò un sorriso educato, cercando di alleggerire l’imbarazzo: «Com’è piccolo il mondo».

«Piccolissimo», continuò Oana senza farsi scrupoli. «Ero assolutamente convinta che Daria sarebbe diventata chissà quale grande direttrice, un avvocato o un professore universitario… Ma alla fine la vita ci mette tutti al nostro posto, no?»

Daria sentì il calore salirle al volto, non per vergogna, ma per colpa di un vecchio ricordo mai dimenticato. In terza superiore, Oana le aveva preso in prestito il quaderno di storia solo per dire davanti a tutti che almeno a qualcosa Daria serviva. Poi, alla festa di fine anno, le aveva versato un bicchiere di succo sul vestito fingendo fosse un incidente.

L’inganno scoperto nel preventivo

In passato Daria aveva imparato che il modo migliore per sopravvivere a persone come Oana era non raccogliere le provocazioni. «Ho una vita di cui sono molto soddisfatta», si limitò a ribattere con compostezza.

«Ma certo! Il lavoro onesto non è mai una vergogna», replicò Oana con un tono apparentemente benevolo ma intriso di sarcasmo. Poi ordinò senza troppi complimenti: «Daria, visto che sei qui, portaci anche dell’acqua minerale».

Daria concluse di pulire la superficie: «Della sala si occupa Bianca».

«Mamma mia, non te la prendere, era solo una richiesta gentile», rise Oana rivolta ai clienti. «Era così sensibile anche a scuola, bisognava stare attenti a come le si parlava.»

I due commensali, i signori Georgescu, erano lì per pianificare la festa per i sessant’anni del padre: un evento cruciale con quasi settanta invitati, musica dal vivo e menu completo, gestito dall’agenzia per cui lavorava Oana.

«Oana, sei venuta per organizzare un evento», tagliò corto Daria. «Forse è il caso di parlare di questo.»

Oana tirò fuori diversi fogli: «Ho già spiegato ai signori Georgescu che possiamo ottenere un ottimo prezzo. Non ha senso applicare la tariffa intera».

Il signor Georgescu la guardò perplesso: «Ci aveva assicurato che lo sconto era già approvato».

Oana esitò appena un istante: «In pratica sì, ci conosciamo da tanti anni dopotutto».

Una trattativa che va oltre i limiti

Prendendo la scheda in mano, Daria notò immediatamente le irregolarità commesse da Oana:

  • Un taglio di quasi il venti percento sul costo del menu concordato;
  • L’impianto audio promesso a titolo completamente gratuito;
  • Il servizio del taglio torta senza alcun supplemento;
  • Parte degli allestimenti e decorazioni offerti a costo zero.

«Chi ti ha autorizzato questi prezzi?» domandò Daria, mantenendo un tono fermo. Oana tentò di minimizzare, sostenendo che per un banchetto così grande il locale avrebbe comunque guadagnato.

«Non ti ho chiesto questo», insistette Daria. «Hai detto che queste condizioni erano già approvate?»

«Lo saranno sicuramente», sbuffò Oana con aria di superiorità. «Parla con la tua capa. Dille che porto quasi settanta persone: se è intelligente, capirà subito l’affare.»

Non contenta, Oana rincarò la dose attaccando Bianca: «E per l’evento voglio personale qualificato, non quella ragazzina che sembra spaventata dalla sua stessa ombra».

«Bianca lavora benissimo e non c’è alcun bisogno di parlarle in questo modo», intervenne subito Daria per proteggerla.

«Sei sempre la solita, vuoi salvare tutti», replicò Oana, rivolgendosi poi a Bianca con sufficienza per dirle di imparare a non offendersi se voleva lavorare con clienti importanti.

Il colpo di scena davanti ai clienti

«Oana, adesso basta», la fermò con decisione Daria. «Sei venuta qui per negoziare un contratto, non per umiliare i miei dipendenti

Per un attimo calò il gelo nella sala, poi Oana scoppiò a ridere con arroganza: «I tuoi dipendenti? Molto carino. Lavori qui da abbastanza tempo da credere di poter parlare a nome di tutti?»

Mentre i clienti apparivano sempre più a disagio, Oana si chinò in avanti sussurrando a denti stretti: «Cerca di non rovinarmi l’accordo. Per me è fondamentale. Oppure posso sempre consigliare un altro locale a Brașov».

In quell’istante, dall’ufficio direzionale si avvicinò a passo svelto la responsabile di sala, Adriana, con i registri del fine settimana:

«Daria, ho assolutamente bisogno della tua approvazione prima di confermare la sala grande per il 26. Se mi dai il via libera adesso, rifiuto subito le altre due richieste per la stessa serata».

Oana alzò le sopracciglia, voltandosi lentamente prima verso Adriana, poi verso la cartellina tenuta da Daria, e infine guardando negli occhi la sua vecchia compagna di scuola.

«Aspetta un momento…» mormorò Oana, sbiancando all’improvviso.

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