Un divorzio troppo tranquillo per piacere a Oleg
Ciò che dava più fastidio a Oleg non era il fatto che Nadežda avesse accettato il divorzio con calma, ma che non gli avesse mai chiesto di tornare indietro. Per qualche ragione era convinto che, dopo qualche mese, la sua prima ostinazione si sarebbe sciolta e che la ex moglie avrebbe finito almeno per chiamarlo. Non doveva supplicarlo; bastava una frase, un segno, qualcosa che lasciasse intendere che senza di lui la sua vita fosse più difficile di quanto avesse immaginato.
Passò un mese, poi un altro, poi sei mesi. Nadežda non chiamò. E lui era sicuro che, prima o poi, se ne sarebbe pentita.
Erano stati sposati undici anni. Oleg aveva quarantuno anni, Nadežda trentanove. Non avevano avuto figli insieme e l’appartamento apparteneva a lei già prima del matrimonio, quindi non ci fu una lunga discussione su chi sarebbe rimasto e dove.
“Hai già deciso?”
Una domenica mattina Oleg annunciò che voleva andarsene. Aveva già un’altra donna, ma non iniziò la conversazione in quel modo. Per circa dieci minuti parlò di sentimenti affievoliti, di interessi diventati diversi, del fatto che da tempo vivevano più per abitudine che per amore.
Nadežda piegava il bucato mentre lui parlava. Lo ascoltò, ripose con cura gli asciugamani su uno scaffale dell’armadio e poi chiese con semplicità:
“Hai già preso la tua decisione?”
Oleg si aspettava tutt’altro e le chiese persino di ripetere.
“Cosa intendi?”
“Esattamente quello che ho detto. Vuoi andartene, oppure stai suggerendo che dovremmo provare a sistemare qualcosa?”
Lui tacque per un momento, guardando fuori dalla finestra, poi disse che sì, la decisione l’aveva già presa.
“Allora facciamolo senza drammi”, rispose Nadežda. “Prendi ora ciò che ti serve. Il resto delle tue cose lo sistemeremo con calma più tardi.”
La sua calma infastidiva sempre di più Oleg. Pensava che stesse fingendo forza e, prima di andarsene, non riuscì a trattenersi:
“Ma non venirmi poi a dire che non ti avevo avvertita. Adesso ti sembra bellissimo stare da sola, ma tra sei mesi le cose potrebbero essere molto diverse.”
Nadežda chiuse l’anta dell’armadio.
“Perché è così importante per te che io sia infelice?”
“Non è importante per me. So solo come funziona la vita. Alla nostra età ricominciare non è facile.”
Lei lo guardò per qualche secondo senza discutere.
La vita andò avanti, ma non come immaginava lui
Pochi giorni dopo presentarono una domanda di divorzio congiunta. Non avendo figli minori e essendo entrambi d’accordo, il matrimonio venne sciolto ufficialmente un mese più tardi. Si divisero da soli mobili e oggetti: Oleg prese ciò che era stato concordato e Nadežda rimase nel suo appartamento.
Durante l’ultimo incontro per le cose rimaste, lui non resistette a fare un’altra osservazione:
“Un giorno capirai che io non ero la scelta peggiore.”
“Forse”, rispose lei con calma. “Ma quello sarà un mio problema.”
E chiuse la porta dietro di lui.
Per un po’ Oleg cercò di mantenere vivo il tema con gli amici comuni. Chiedeva notizie di Nadežda con aria disinvolta, come se fosse semplice curiosità: lavorava ancora nello stesso posto? Pensava di trasferirsi? Partiva da sola fuori città?
Una volta disse perfino alla madre che, probabilmente, Nadežda faceva solo finta di stare bene per orgoglio.
L’unico a stancarsi rapidamente di queste conversazioni fu Pavel, suo amico fin dalla giovinezza. Si frequentavano da anni, si erano aiutati nei lavori di casa, si erano fatti visita a vicenda e facevano spesso gite insieme. Pavel conosceva molto bene anche Nadežda.
- Oleg si aspettava nostalgia, telefonate e rimpianti.
- Nadežda invece scelse il silenzio, la dignità e una nuova stabilità.
- Quello che Oleg non aveva previsto era che la felicità dell’ex moglie avrebbe presto parlato da sola.
La storia prende una svolta inattesa quando Oleg, ormai convinto di aver lasciato alle spalle una donna destinata a soffrire, la rivede felice. E proprio allora capisce che certi sorrisi nascondono una forza molto più grande di qualsiasi rimprovero. In breve, non sempre chi se ne va resta in vantaggio: a volte è proprio chi rimane a ricominciare meglio.