Il Boss della Mafia Bloccò l’Ascensore, ma la Catering Plus-Size Rialzò i Suoi Cannoli Distrutti e Svelò il Tradimento nella Sua Stessa Casa

I cannoli erano ormai irrecuperabili quando Isabella Romano capì che l’uomo davanti all’ascensore aveva la reputazione di mettere in ginocchio le persone per motivi molto più seri di qualche dolce rovinato.

Dodici cannoli decorati a mano giacevano schiacciati dentro una scatola bianca tra le braccia di Bella. La crema di ricotta si era sparsa sui gusci rotti, mentre minuscoli riccioli di cioccolato sembravano i resti di una piccola battaglia.

Lei fissò il disastro, poi alzò lo sguardo verso l’uomo enorme che le bloccava il passaggio. Il suo abito nero, la camicia scura e le spalle larghe lo facevano sembrare una presenza impossibile da ignorare. I capelli scuri erano pettinati all’indietro, il viso affascinante nel modo più pericoloso possibile. I suoi occhi grigi erano calmi, ma di quella calma che precede una tempesta.

Bella lo riconobbe subito. Tutti nel mondo degli eventi privati di Chicago conoscevano Adriano Moretti. Ufficialmente, era un potente imprenditore. Ufficiosamente, il suo nome veniva pronunciato a bassa voce.

Bella aveva passato l’intera giornata a organizzare un gala di beneficenza nella tenuta sul lago dei Moretti, e l’unica istruzione ricevuta era stata chiara: niente problemi. Peccato che, a quanto pare, i problemi avessero deciso di trovare proprio lei.

Adriano guardò la scatola distrutta, poi la polvere di zucchero sul davanti del vestito verde smeraldo di Bella.

«Scusi?»

Bella avrebbe dovuto scusarsi. Invece, la stanchezza ebbe la meglio.

«Mi ha sentita. A meno che non bloccare gli ascensori sia parte della sua personale aria da boss della mafia.»

Per un istante, il silenzio fu assoluto. Poi Adriano premette il pulsante del terzo piano senza sfiorarla davvero, ma abbastanza vicino da farle trattenere il fiato.

Quando l’ascensore iniziò a salire, lui indicò la scatola.

«Erano per il gala?»

«Erano per persone educate.»

«E cosa è successo?»

Bella rise, ma senza allegria.

«Uno dei suoi uomini ha deciso che il mio cameriere diciannovenne fosse un mobile. L’ha spinto contro il tavolo dei dessert.»

Lo sguardo di Adriano cambiò. Non sembrava più solo freddo. Sembrava pericolosamente concentrato.

«Quale uomo?»

«Ho gestito la situazione.»

«Non era la mia domanda.»

Le porte si aprirono. Bella uscì nel corridoio silenzioso del terzo piano, ma prima di allontanarsi si voltò verso di lui.

«Signor Moretti, ho due forni che stanno per ribellarsi, un barista in lacrime, seicento ospiti e un donatore convinto che i gamberi debbano sembrare arroganti. Non ho tempo per assistere al suo stile manageriale da incubo.»

Fece per andare via, ma la voce di Adriano la fermò.

«Signorina Romano.»

Lei si voltò.

«Mi dia il nome.»

«Perché?»

«Perché nessuno che lavori sotto il mio tetto tocca una persona che lavora per lei e se ne va tranquillo.»

Bella lo osservò. Non c’era recita nel suo volto. Nessun tentativo di impressionarla. Solo una certezza assoluta.

«Marco Bellini,» disse infine. «E non lo uccida per i cannoli.»

Adriano guardò la scatola distrutta.

«Non avevo intenzione di ucciderlo per i cannoli.»

«Consolante.»

«Pensavo di iniziare dal lavoro.»

«Iniziare?»

Per la prima volta, lui sorrise davvero. E quel sorriso lo rese ancora più pericoloso, in un modo diverso.

Proprio in quel momento arrivò Sophia Bennett, migliore amica di Bella e responsabile operativa, con due telefoni, una cartellina e l’aria di chi stava tenendo in piedi l’universo con nastro adesivo.

«Bella! Il banco vegetariano sta diventando un problema legale e—»

Si interruppe vedendo Adriano, poi la scatola dei cannoli.

Guardò Bella, poi di nuovo Adriano.

«Oh.»

Bella sollevò la scatola.

«Sono morti con onore.»

Sophia esaminò il disastro e scosse la testa.

«Perfetto. Qualcuno pagherà.»

Adriano le fissò entrambe per un momento, come se non sapesse se essere divertito o allarmato.

In breve: tra cannoli distrutti, tensioni familiari e uno sguardo capace di cambiare tutto, Bella scopre che nella casa dei Moretti qualcosa non torna. E questa volta, il vero problema non è l’ascensore bloccato, ma il tradimento che si nasconde molto più in profondità.

Leave a Comment